
Mi piace la fotografia della realtà fatta da Chiara Valerio su "Il Sole 24 ORE" di domenica.
L'articolo si intitola "il presente indicativo dello stare al mondo" ed è molto interessante.
Ne cito alcune parti ma vi consiglio di leggere la versione integrale: "[...] Nel presente, il passato non ha eco e il futuro non ha ombre. Senza passato e futuro non c'è arco narrativo. Nel presente imposto e costruito dai palinsesti televisivi non è possibile sviluppo narrativo altro dal palinsesto medesimo, non esiste 'lo spazio narrante' che separa la voce di chi narra dall'orecchio di chi ascolta, e che crea la narrazione. [...]", e ancora "[...] Raccontare, nel berlusconismo, vuol dire aggiungere l'asse del tempo alla stretta cartesianizzazione bidimensionale dello schermo televisivo, dove l'unica grandezza è lo spazio – il tempo non passa, la fiction allontana la morte. Vuol dire far ripartire gli orologi, lasciare che cose e persone invecchino, cambino, muoiano. Raccontare significa restituire normalità a una vita politica, sociale, culturale, dunque narrativa, che è diventata una successione di superlativi. Il berlusconismo, nella sua essenza, ha a che fare con il sensazionalismo. Il superlativo non ammette repliche, dunque ancora non è dialettico.[...]".
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