Desiderio di libertà? Forse. O forse solo un sogno. Into the Wild.
Visualizzazione post con etichetta sean penn. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sean penn. Mostra tutti i post
venerdì 24 gennaio 2014
lunedì 17 ottobre 2011
:: cinema "This Must Be The Place" (P. Sorrentino)
Etichette:
cinema,
film,
paolo sorrentino,
sean penn

"This Must Be The Place" è uno dei film più interessanti che abbia visto quest'anno.
Un lento susseguirsi di suoni, parole ed immagini che fanno riflettere, talvolta fanno sorridere, ma che molto più spesso tolgono il respiro per la poesia che le pervade e la cura stilistica con cui sono realizzate (...difficilmente dimenticherò la sceneggiatura ed il taglio di regia/fotografia scelto per il monologo di Aloise Lange, altrettanto difficilmente dimenticherò il cane con il collare nella piscina vuota, la tensione generata dal filo del telefono, il rumore del trolley che scorre sulla strada, lo stravagante incedere di Cheyenne...).
Sean Penn è strepitoso. La sua interpretazione del protagonista è a dir poco superba, è l'elemento che rende il film un capolavoro.
Molto brava Frances McDormand nel ruolo della moglie/madre, inaspettatamente convincente anche la figlia di Bono Vox nel ruolo dell'amica adolescente.
Paolo Sorrentino si conferma uno dei miei registi (e sceneggiatori!) preferiti nel panorama italiano contemporaneo.
A. Crespi (l'Unità): "[...] È un bel film, con una trama ricca e qua e là un po’ misteriosa, e una bellezza visiva abbagliante (la fotografia di Luca Bigazzi fotografa il paesaggio americano come si usava negli anni ’70, ai tempi della New Hollywood). [...]"
C. Maltese (La Repubblica): "[...] This must be the place, ovvero il trucco e l'anima. A parte il film di Malick, oltre ogni categoria, è di Paolo Sorrentino il film più sbalorditivo di Cannes 2011. [...] Uno splendore di film, una bella scrittura sul filo dell'ironia, un respiro e una capacità visionaria unici nel panorama del cinema non solo italiano, la fotografia di genio di Luca Bigazzi. È il film più corale del regista napoletano, grande anche in personaggi laterali come l'inventore di trolley o il cacciatore di nazisti. La strepitosa Frances McDormand regala il primo bel ritratto di donna della galleria di Sorrentino. [...]"
P. Bradshaw (The Guardian): "[...] per tecnica, ambizione e stile, Paolo Sorrentino può ben essere considerato un maestro emergente del cinema italiano. Il suo primo film in lingua inglese è superbabemente elegante [...]. Non è il film di Sorrentino che preferisco però merita di essere in concorso a Cannes e merita di essere visto per il cameo di David Byrne [...]"
N. Aspesi (La Repubblica): "[...] Sorrentino riesce a creare un itinerario americano sorprendente, luoghi e persone che abbiamo visto in tanti altri film ma visti con uno sguardo nuovo, profondo [...]"
lunedì 27 giugno 2011
:: cinema "The Tree of Life" (T. Malick)
Etichette:
cinema all'aperto,
cinema arsenale,
malick,
sean penn

E' difficile spiegare cosa si prova di fronte a un film come "The Tree of Life" di T. Malick.
E' una prova di stile strepitosa sia in termini di regia che di narrazione ma è anche angosciante e di difficile fruizione per chi come me non è un esperto di tecnica cinematografica!
Il continuo alternarsi di piani narrativi mi ha quasi destabilizzato....
La fotografia è splendida così come la sceneggiatura (ridotta all'osso ma emozionante come non mai!) ma - a giudicare dal numero di persone che hanno abbandonato la sala durante la serata - occorre una forte motivazione per arrivare alla fine della proiezione.
Di seguito, come di consueto, riporto qualche recensione:
C. Maltese (La Repubblica): "[...]L'opinione di chi scrive è che The tree of life sia il più straordinario dei film visti in concorso, ma anche un capolavoro contenuto e quasi imprigionato in una crisi mistica di arduo fascino. Nel'essenza del racconto centrale, il film è un Amarcord texano di rara poesia, una delle più potenti storie sulla famiglia raccontate al cinema in questi anni.[...]" P. Mereghetti (Il Corriere della Sera): "[...]qui si ha l’impressione che il regista si sia fatto guidare dall’intuito, dalla visionarietà, dall’ambizione, senza chiedersi fino a dove la sua scommessa fosse intellegibile. Così, dopo essersi fatti affascinare da immagini straordinarie, dopo aver seguito la scoperta delle durezze della vita attraverso gli occhi di un adolescente e aver capito che il sogno americano (inculcato dal padre Brad Pitt e messo in opera dal figlio Sean Penn) rischia di farci perdere il senso profondo della realtà, restiamo comunque con qualche dubbio, come di fronte a un’opera di cui si ammira l’ambizione ma che finisce anche per esserne un po’ soffocata.[...]" A. Crespi (L'Unità): "[...]È un film totalmente anti-narrativo, in cui le tracce di “trama” vengono cancellate dal montaggio, dalla musica, dall’azzeramento dei dialoghi, dalle incessanti voci fuori campo. [...] Due cose possiamo dire: la magnificenza formale del film è persino esagerata, e nessuno ha mai filmato dei neonati con tanta grazia e tanto amore. [...]"
il delizioso scenario del Giardino Scotto (Pisa)
Iscriviti a:
Post (Atom)
