Immaginavo che prima o poi sarebbe successo. La subcultura hipster è riuscita ad attirare la mia attenzione. Ultimamente non faccio che leggere articoli sui sempre più numerosi finti intellettualoidi che indossano abiti vintage, ascoltano musica indie/rock, apprezzano il cinema d'essai, si spostano sullo skateboard o con bici a scatto fisso, rifiutano il consumo di massa, si nutrono di cibi biologici e vivono nei quartieri nord delle grandi capitali europee (Hoxton e Shoreditch a Londra, Belleville a Parigi o Prenzlauer Berg a Berlino). Sebbene tutto questo mi sembri quanto meno emblematico del vuoto
